Le facteur vin rouge

Primarie socialiste, domenica, per scegliere il candidato alle presidenziali. Primo, con il 39 per cento dei voti, François Hollande, ex segretario del partito. Seconda, con 31, Martine Aubry, attuale segretaria. Terzo, a sorpresa, con il 17 per cento, Arnaud Montebourg. Avvocato quarantottenne di bell’aspetto è stato la sorpresa della competizione: vuole il ritorno alla sovranità nazionale, fermare la globalizzazione, cancellare l’accordo di Maastricht e mettere in mutande banche e finanza.
17 AGO 20
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E’ andata invece di schifo a Ségolène Royale: quarta e molto distanziata con il 7 per cento dei voti. La Zapatera di Francia, come lei stessa ebbe a definirsi un giorno, ha fatto campagna dicendo di avere imparato la lezione della sconfitta inflittale nel 2007 da Sarkozy, di essere maturata e pronta alla vittoria. “Tanto lavoro, quanta delusione”, ha detto fra le lacrime. E’ evidente ormai che secondo i francesi non ha proprio la stoffa, le sue ambizioni sono definitivamente affossate. Il peuple de gauche ha dimostrato di apprezzare queste pazzotiche primarie “all’italiana”: sono andati a votare in due milioni e mezzo, un’enormità. Domenica prossima Hollande e Aubry si affronteranno nel ballottaggio. La partita si è complicata non poco, è difficile valutare quanta presa possano avere su un elettorato vago e mutevole nella composizione eventuali appelli da parte dei candidati già eliminati. E’ probabile che il risultato si giocherà per una manciata di voti. Hollande ha sempre vissuto nell’apparato, non è mai stato ministro e si prepara da tempo all’appuntamento con la storia scommettendo sull’immagine del presidente “normale”, che sa ascoltare.
Aubry ha sempre fatto parte di gabinetti ministeriali, è stata per anni ministro, numero tre del governo Jospin ma ha legato il suo nome alla legge sulle 35 ore che all’epoca fece guai e ancora oggi non è ben vista. Entrambi hanno fatto gli studi comme il faut, Ena compresa. Ma hanno carattere opposto e un’elezione presidenziale è questione di carattere. Lui smussa, si sforza di convincere l’interlocutore e ogni tanto fa l’occhiolino al centro. Lei è quadrata, autoritaria, spesso arrogante. Lui mangia meno di un tempo e ha imparato a tenere a posto la lingua. Lei è quella di sempre. Dicono però che sia molto più brava di lui a fare la “sintesi dinamica”, parola magica del mondo socialista. Detto in chiaro, non sciogliere alcun nodo e dare un po’ a ciascuno perché tutti seguano.